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Omnia

L’Istria e la III guerra balcanica (I)

1. Presentazione

L’intento da me perseguito in questo lavoro di ricerca è stato quello di dare un sintetico ma chiaro quadro della situazione storica, politica, culturale e sociale dell’Istria durante e dopo il recente conflitto. Uno scopo senz’altro difficile, che spero almeno in buona parte di avere raggiunto.

Il conflitto si è consumato di recente e ancora oggi non si finisce di scoprirne e rilevarne le numerose conseguenze. Per ovvie ragioni quindi la presentazione dei problemi in Istria legati al conflitto nelle loro diverse forme e nei tanti caratteri che li costituiscono non può essere completa.

Oltretutto, il mio lavoro è stato ostacolato da notevoli fattori: una certa diffidenza e i timori che portano le persone a non parlare, il fatto che i dati e le informazioni non possano essere chiari né disponibili. Mi sono rivolto a diversi uffici pubblici e sono stato accolto con gentilezza, ma ovunque mi è stato spiegato che le informazioni da me richieste non erano disponibili o non potevano essere fornite. Tale situazione si è verificata soprattutto quando è stato necessario chiedere dei dati di carattere numerico sugli spostamenti demografici, sul movimento dei profughi, su problemi in genere riguardanti la popolazione. Ho dovuto quindi prendere in considerazione dati alquanto approssimativi, forniti soprattutto dalla stampa.

E sono stati soprattutto i quotidiani il mio principale strumento di ricerca: ho fatto riferimento al quotidiano della minoranza italiana in Istria “La Voce del Popolo”, al quotidiano triestino “Il Piccolo” e ad alcuni articoli di “Trieste Oggi”.

Oltre a rivolgermi agli uffici pubblici e a vedere ciò che la stampa locale ha scritto nel corso di questi anni, ho consultato alcuni archivi dell’Unione Italiana e numerosi volumi, pubblicati in questi anni, riguardanti il conflitto: opere di carattere storico, libri con reportage, analisi storico — militari, cronologie e interviste. Lavori e ricerche operati da specialisti in vari settori: giornalisti, scrittori e storici. Opere che trattano il problema jugoslavo secondo vari approcci e da vari punti di vista, nelle quali però è stato difficile trovare qualcosa che riguardi più da vicino la penisola istriana la quale, non essendo stata colpita direttamente sul proprio territorio dal conflitto, non è stata al centro degli interessi degli studiosi.

Ho pure consultato riviste specializzate, quale il “Magazine of the european regions — Regions of Europe” 1996.

Ho ritenuto opportuno, in questo mio vagabondare per l’Istria tra centri di ricerca e uffici, rivolgermi anche direttamente alle persone che hanno una competenza specifica in varie materie o che sono state colpite sulla propria pelle dal conflitto. Persone che mi hanno aiutato ma che hanno tutte, per timore e precauzione forse, preferito non rendessi noto il loro nome.

La mia opera di ricerca si presenta pertanto come un lavoro che si è avvalso dell’uso di fonti diverse e di numerosi metodi.

Un’opera che si presenta chiaramente ed irrimediabilmente come approssimativa, che potrà essere approfondita ulteriormente col passare del tempo e con la maggior reperibilità di informazioni, dal carattere anche più chiaro.

Un’approssimazione evidente e giustificabile che ho cercato di sottolineare e rivelare, e non di mascherare, alla quale ho provato a rimediare impegnandomi a ottenere un’opera che sia soprattutto riflessione e invito alla meditazione, che presenti i problemi e delle possibili risposte senza darne una definitiva, che riveli tutte le fonti dalle quali ho ricavato dati ed informazioni, che sia un discorso aperto sull’Istria e i suoi problemi e ne costituisca uno spunto per ulteriori analisi e studi approfonditi.

2. Cenni introduttivi sulla regione istriana

La penisola istriana oggi si presenta come una regione politicamente divisa tra due stati (o addirittura tre, se prendiamo in considerazione che, secondo molti, anche la cittadina di Muggia ne fa parte): in seguito allo scoppio del conflitto che recentemente ha insanguinato la regione balcanica l’Istria è stata spezzata in due parti, la più grossa delle quali è andata ad appartenere alla Croazia, e ne costituisce una delle 21 contee.

Dal punto di vista fisico, la regione istriana può essere intesa come “un quadrilatero di forma trapezoidale delimitato da lati pressoché rettilinei: il tratto Trieste — Rijeka collegato alla terraferma, e i rimanenti (ovvero il tratto Trieste — Savudrija con Piran, Savudrija con Premantura sotto Pula, e infine il tratto Rijeka — Kamenjak), bagnati dal mare”.

“La penisola istriana, situata tra i golfi di Trieste e Rijeka, è collegata mediante la sua dorsale montuosa alle Alpi Dinariche della penisola balcanica, e pertanto appartiene, per struttura geologica come anche per posizione geografica, al settore dell’Adriatico orientale”.(1)

Il clima è temperato e mite, di tipo mediterraneo sulle coste e lievemente continentale nell’entroterra, senza comunque eccessive escursioni termiche stagionali.

La regione ha un’estensione di circa 2800 chilometri quadrati.

2.1 L’Istria: una regione multietnica

Arriviamo alla composizione etnica della popolazione istriana, ciò che agli scopi di questo lavoro di ricerca più interessa. L’Istria si presenta oggi, come in passato, con le caratteristiche di una regione multietnica, di cui fanno parte croati, sloveni, italiani e rumeni.

Per le prime tre etnie possiamo riportare dati rilevati in seguito al censimento del 1910: allora in Istria risiedevano, comprendendo anche gli abitanti delle isole di Cres e Losinj, 374883 abitanti, di cui 181605 di nazionalità croata, 145862 di nazionalità italiana e 47416 di nazionalità slovena.(2)

Il secondo conflitto mondiale, seguito dall’esodo dell’etnia italiana, ha modificato la situazione, e oggi l’etnia italiana sembra più debole, o almeno risulta inferiore il numero di coloro che si dichiarano italiani. Nel 1993 il professor Rota, che allora reggeva la Presidenza dell’Unione Italiana, affermava che in Istria, la quale è “un’entità multietnica dove l’80 per cento degli italiani ha contratto matrimonio misto”, rispettivamente in Croazia e Slovenia, circa 27000 e 3000 abitanti si erano dichiarati italiani.(3)

2.2 Aspetti economici e culturali nell’Istria attuale

L’Istria, come ho appena detto, è una regione costituita da più elementi etnici. Oggi la contea istriana presenta notevoli differenze sul piano culturale dalle altre venti presenti in Croazia. Terra nella quale si parlano più lingue e dialetti (tre lingue standard — croato, sloveno e italiano — e numerosi dialetti di famiglia slava, fra cui il ciakavo e il kajkavo; e poi l’istro- veneto, ciò che rimane dell’antico istrioto, l’istro-rumeno), l’Istria ha una marcata tendenza regionalista, esercitata soprattutto dalla linea politica dell’IDS, di cui parleremo in avanti; e, soprattutto, consapevole del proprio benessere economico, dovuto soprattutto al fiorente turismo, ripresosi in maniera eccezionale dopo il collasso dovuto al conflitto, punta a ottenere i migliori rapporti possibili con l’Europa e le regioni economicamente sviluppate.

Dalla lettura dell’undicesimo numero del “Magazine of the european regions” (Rivista delle regioni europee) notiamo che l’Istria è una regione notevolmente apprezzata e apprendiamo notizie assai interessanti sullo sviluppo economico e sulle caratteristiche culturali dell’Istria:

“L’inizio del processo di privatizzazione in Croazia coincide con l’inizio della guerra… Con la fine del 1995, 168 aziende sono state privatizzate nella regione istriana, con una stima di 2700 milioni di marchi. Ben collegata con tutta l’Europa via aria, mare e terra, con un mite clima di tipo mediterraneo e una natura intatta”, l’Istria è “una Mecca ecologica, sportiva e gastronomica per il sempre indaffarato e impegnato mondo occidentale. L’Istria è aperta a ogni vantaggiosa cooperazione di tipo internazionale e interregionale… Durante la guerra l’Istria aveva bisogno d’amici; ora, con la ricerca di un futuro migliore e di un più solido sviluppo economico, l’Istria ha bisogno di amici e partner… Un investitore straniero può fare investimenti in diversi modi… L’autorità tributaria nella Repubblica di Croazia cerca di venire incontro agli investitori stranieri e di evitare un’oppressione fiscale…

“L’Istria ha vissuto di turismo per trent’anni. La maggior parte delle strutture sono state costruite durante il socialismo… Grazie a questi trent’anni di sviluppo turistico, la costa occidentale istriana è divenuta una vera Mecca del turismo… Durante le migliori stagioni l’Istria accoglieva due milioni e mezzo di turisti all’anno… La maggior parte dei visitatori proveniva dalla Germania, dall’Austria, dalla Gran Bretagna, dall’Olanda e dall’Italia.

“L’Istria ha sviluppato dei contatti e una cooperazione molto intensi con le altre regioni, specialmente con quelle italiane. Nell’ottobre 1994 sottoscrisse un accordo con la Toscana e nel maggio 1995 un accordo fu sottoscritto con il Veneto. La regione istriana divenne un membro dell’assemblea delle regioni europee nel dicembre 1994…

“L’Istria è una reale comunità multietnica, multiculturale e multilinguistica, una comunità nella quale la libertà di ogni persona è rispettata. Ognuno può liberamente esprimersi e manifestare le proprie idee in ogni materia: sociale, etnica, religiosa, culturale, politica, linguistica.

“Con il Trattato di pace di Parigi (1947) l’Istria storicamente è stata definita area appartenente quasi completamente alla Jugoslavia, mentre la città di Muggia appartenente all’Italia.

“Nel 1992 la Repubblica di Croazia e la Repubblica di Slovenia furono riconosciute a livello internazionale come nuovi stati e l’Istria fu divisa: le città di Capodistria, Isola e Pirano divennero parte della Slovenia, il resto rimase parte della Croazia. Non solamente l’area fu divisa dalle frontiere…, ma anche gli appartenenti alla Comunità nazionale italiana furono divisi, e una parte vive oggi in Slovenia e la maggioranza vive in Croazia.

“Le organizzazioni, le associazioni e le sezioni di comunità etniche attive in Istria sono:

“- l’Unione Italiana con sede a Fiume ;

“- l’Unione Slovena con sede a Pola;

“- la Comunità Albanese con sede a Pola;

“- la Sezione della Comunità dei Musulmani — Bosniaci per l’Istria con sede a Pola;

“- l’Associazione culturale macedone con sede a Pola;

“- l’Associazione Rom.

“La comunità nazionale italiana in Istria è organizzata in 31 Comunità italiane con 23015 membri (secondo i dati del 1995). Essi sono tutti membri dell’Unione Italiana, insieme a ulteriori otto comunità attive nelle altre parti della Croazia e quattro attive nella Repubblica di Slovenia”.(4)

3. La dichiarazione d’indipendenza e le prime fasi del conflitto: reazioni e situazione in Istria

3.1 I quotidiani il giorno seguente alla dichiarazione

Il 25 giugno 1991 in Slovenia Milan Kučan e in Croazia Franjo Tuđman dichiarano la propria indipendenza da Belgrado. In Slovenia ci si prepara alla difesa: Lubiana comincia già il giorno seguente ad essere chiusa dalle barricate. Tuđman fa sfilare davanti alla residenza presidenziale le guardie in rosse divise, da quel che si dice disegnate da lui medesimo.

Qual è la reazione dell’opinione pubblica in Istria?

A tale scopo farò riferimento a quanto scritto sul quotidiano locale della minoranza italiana La Voce del Popolo.

Il 26 giugno in prima pagina vengono riportati il discorso col quale il presidente Tuđman dichiara l’indipendenza della Repubblica di Croazia e la secca reazione di Washington — “Noi deploriamo” — contraria alla scelta di Zagabria. Nelle pagine seguenti si fa cenno alla tutela dei diritti delle nazionalità non croate nella Repubblica appena divenuta indipendente(1).

Il giorno seguente si dà notizia delle vittime dei primi scontri. Seguono le notizie della disapprovazione e della condanna della Casa Bianca, che teme “non solo per lo stesso Paese, ma per l’Europa”, dell’Austria, della Francia, della Danimarca e della Svezia.

Cresce la preoccupazione per il futuro dell’Istria e a un deputato al Sabor di Umago si chiede un “commento sui posti di confine in Istria tra Slovenia e Croazia”. Risponde: “È un fattore estremamente negativo per tutti gli abitanti dell’Istria… Per tutta l’Istria è un regresso generale. Anche nell’ipotesi che si tratti di un semplice controllo del flusso automobilistico, l’Istria perderà molto in campo turistico e ciò nel momento in cui abbiamo bisogno di turisti come del pane”. Purtroppo quei posti di confine non rimarranno un “semplice controllo del flusso automobilistico” e anche quel “pane” così necessario ben presto verrà a mancare in modo drastico.

Un deputato di Buie, Dragoljub Kraljevic’, interpellato sulla questione della minoranza italiana unica e indivisibile che deve ora fare i conti con due stati sovrani, rassicura dicendo che “un accordo sulla libera circolazione di persone e di beni può regolare anche la problematica della minoranza italiana”

Oggi non possono che farci sorridere amaramente le affermazioni di Zlatko Lenac, allora deputato della Comunità democratica croata (HDZ): “I confini in Istria? Sarebbe ridicolo costruire o erigere delle barriere. Dobbiamo favorire e aumentare la circolazione delle persone e del capitale nell’area geografica istriana, sia che si trovi sul versante croato sia su quello sloveno. Ed è questo il nostro obiettivo, diversamente sarebbe un passo all’indietro che non è nell’interesse di alcuno”.(2)

3.2 L’Istria si prepara a difendersi

Nella regione istriana ben presto scattano i piani per la difesa e la sicurezza. L’Istria non sarà per buona sorte vittima di grossi scontri armati, se si fa eccezione per il bombardamento di Orsera, di cui si dirà fra breve.

Agli inizi di settembre, da una riunione dei sette comuni istriani in territorio croato (quelli di Pola, Rovigno, Parenzo, Buie, Albona, Pinguente e Pisino), emergeva che la situazione, per quanto concerne questi piani, è piuttosto soddisfacente, tutte le forze e gli organi preposti a questo scopo sono ben organizzati. Vi sono diversi apparati disposti ad affrontare le questioni della difesa e della sicurezza: le “formazioni regolari e di riserva della polizia” che si preparano e addestrano “per portare a termine complessi compiti di difesa”; la Protezione Civile; la “Guardia Nazionale” e i neocostituiti “Dipartimenti di Protezione Nazionale della Repubblica di Croazia” che vengono definiti “formazioni non armate organizzate su base volontaria per la difesa da parte dei cittadini delle località abitate, dei villaggi, delle vie e degli edifici in caso di necessità”. Vi sono anche i “comandi di crisi”, intesi come “organi di coordinamento per la realizzazione di attività indirizzate alla preparazione della difesa da una eventuale aggressione”. Questi ultimi sono i principali del sistema intero.(3)


3.3 L’Italia e la propria minoranza in Istria

Il 28 giugno ’91(4) compare su Trieste Oggi un articolo secondo il quale il governo italiano sembra avesse messo a punto un piano di evacuazione per gli italiani d’Istria. Viene riportata la conferma del generale Alemanno, allora del gabinetto del ministro della Difesa: “Se dovessero sorgere dei problemi si tratterà di attuare per le vie diplomatiche tutte le procedure del rimpatrio”. Procedure alla cui pratica applicazione non si dovrà ricorrere.

In settembre Alessandro Grafini, inviato di De Michelis, all’epoca ministro per gli Affari Esteri, discute a Pirano coi rappresentanti degli esuli e dell’Unione Italiana. Fa interpretare la sua presenza come un segno di solidarietà dell’Italia verso la minoranza italiana e annuncia l’arrivo di cinque osservatori C.E.E. in Istria, che servirà da “deterrente capace di scongiurare nuovi scontri.”

3.4 I primi incidenti in Istria

Nella città di Pola ci sono sparatorie la notte del 26 settembre ’91.(5) Seguono incidenti di questo genere nei giorni successivi.(6)

Secondo quanto scritto su “La Voce del Popolo” del 31 luglio, la Dieta Democratica Istriana ha denunciato “la diffusa questione dei licenziamenti dati a poliziotti istriani nei giorni scorsi, problema che sta assumendo dimensioni preoccupanti”. Il motivo sarebbe da ricercare nella linea pacifista adottata dalle amministrazioni locali e seguita anche dalla polizia nei confronti dell’Armata. I comuni infatti non avrebbero obbedito all’ordine di Franjo Tuđman di togliere acqua luce e gas alle caserme federali, ma avrebbero continuato a rifornirle in diversa maniera in cambio della garanzia del “silenzio delle armi”.

Cresce fortemente la tensione in Istria, per il timore dello sviluppo del nazionalismo croato, i cui effetti si fanno sentire, e per quello suscitato dalla presenza dell’Armata.

3.5 Il bombardamento a Orsera

Sabato 21 dicembre 1991 avviene l’evento più drammatico della terza guerra balcanica nella regione istriana: il piccolo aeroporto turistico di Orsera è bombardato da due “Mig 21” e da due “Galeb G 4” dell’Armata federale che hanno utilizzato razzi bombe a frammentazione e al napalm. Il bilancio è di due vittime, Dragan Gavran, richiamato in riserva, e l’ufficiale Dragutin Baric’. Rimangono danneggiate la torre di controllo e la pista.(7)

L’avvenimento è direttamente osservato dagli abitanti che in quei momenti erano per le strade di Rovigno, cittadina che è vicina a Orsera. Addirittura “alcuni pescatori rovignesi si trovavano a pescare nelle acque all’imboccatura del canale di Leme. Hanno visto tutto, gli aerei in volo radente, il tremendo boato e la grande nuvola di fumo sollevatasi dall’aeroporto.”

Scattano gli allarmi antiaerei, anche se, sembra, in ritardo. La gente è costretta a fuggire nei rifugi. Vi sono delle perplessità per il fatto che a Umago la cittadinanza è stata colta impreparata, impreparazione che sarebbe stata fatale in caso di un attacco alla piccola città. Al contrario, buona è stata la reazione dei cittadini degli altri centri urbani in Istria, che si sono dimostrati preparati e disciplinati.

Gli istriani reagiscono con paura e rabbia. È questo senz’altro un colpo definitivo per il turismo della penisola.

L’Unione Italiana in un comunicato “condanna fermamente l’azione terroristica condotta il 21 dicembre dall’aviazione dell’armata federale che ha bombardato Orsera, dove vive anche la Comunità Nazionale Italiana, causando delle perdite e costringendo la popolazione dell’Istria a cercare riparo nei rifugi.

“L’Unione si appella alla C.E.E. e all’ONU affinchè faccia cessare… l’orrenda guerra che continua a insanguinare la Croazia e che ora minaccia tragicamente di estendersi anche in Istria… L’Istria, Fiume e il Quarnero, zone in cui non si sono registrati né conflitti, né altri eccessi nazionalistici, hanno visto il ritiro pacifico di tutte le unità dell’armata federale, contribuendo sinora, grazie alla paziente opera di mediazione delle autorità civili locali, a stabilire quel clima di pace e collaborazione sempre attivamente perseguito e auspicato dalla Comunità Nazionale Italiana…”(9)

Vi è e vi sarà un atteggiamento diffuso da parte degli istriani, considerati da sempre persone laboriose e tranquille, che comporta la ricerca di ogni mezzo possibile per rimanere in qualche maniera “esterni” al conflitto, per non esserne coinvolti direttamente, atteggiamento che trova riscontro nel carattere di questa popolazione, la quale rifiuta ogni nazionalismo e tutti i tipi di discriminazione razziale, la guerra e la violenza, e cerca di trovare a ogni problema una soluzione pacifica. In un’intervista del 1993 il prof. Rota, che allora, come già detto, era presidente dell’Unione Italiana, afferma facendo i dovuti scongiuri che “se la guerra fosse scoppiata qui in Istria sarebbe durata al massimo due o tre giorni. La dimostrazione è stata offerta dal fatto che l’amministrazione di sinistra al potere in quei primi giorni d’estate del ’91 in Istria è riuscita a mettersi d’accordo con l’Armata Popolare Jugoslava senza sparare un colpo. Se l’Armata avesse voluto, invece di ritirarsi in buon ordine, avrebbe potuto radere al suolo Pola. Grazie a Luciano Delbianco, allora Presidente di quel Consiglio Comunale, e ai suoi collaboratori nei comuni istriani, si è però riusciti ad ottenere ciò che nel resto della Croazia è stato impossibile.”

(fine prima parte)

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