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Scrittura

Fabiana Redivo

Derbeer dei mille anni

Corrado Premuda (CP): Fabiana Redivo, autrice di due romanzi di successo, “Il figlio delle tempeste” e “La pietra degli elementi”, editi da Editrice Nord di Milano. Sta per uscire l’ultimo capitolo di questa trilogia fantasy, “Il seme perduto” (“Derbeer dei mille anni”). Come si sente nell’attesa che i suoi fedeli lettori conoscano l’ultimo capitolo di questa saga?

Fabiana Redivo (FR): Be’, devo dire la verità: sono un po’ in ansia, perché se il primo libro l’ho scritto per i miei amici perché non avevo alcuna idea di doverlo pubblicare e il secondo forse già un po’ ma ancora non ci credevo, intanto usciva il primo… il terzo in effetti è quello in cui ho sentito maggiormente il peso della responsabilità perché hanno cominciato ad arrivare le lettere, le richieste, si sono fatti sentire un po’ i fan, e questa è una cosa che non mi aspettavo. Per cui adesso sono un po’ in tensione perché non vorrei deludere nessuno.

CP: Certo. Questi romanzi, almeno i primi due capitoli di questa trilogia, sono stati effettivamente un successo nel campo del fantasy in Italia, in tutte le parti d’Italia, da nord a sud proprio.

FR: Sì, c’è stata una corrispondenza piuttosto grossa, io non me l’aspettavo. Be’ speriamo che sia così anche per il terzo. Io mi sono data da fare al meglio, ho scatenato al massimo la fantasia e quindi dovrebbe riuscire bene insomma.

CP: Lei ha una formazione classica che si nota nelle sue storie. Ci sono elementi che si richiamano alla mitologia greco-romana e ci sono molti elementi anche che hanno il sapore di storie mediterranee, dei miti mediterranei, che sono poi mescolati ad elementi puramente fantastici come il fantasy vuole. Lei come concilia questi due elementi e si documenta prima di scrivere un libro o no?

FR: Cominciamo dall’inizio. Sì, la mia cultura è prevalentemente quella scolastica nostra. Ho fatto il liceo classico quindi direi che gli studi che ho fatto di filosofia o di storia dell’arte o cose di questo genere hanno influenzato moltissimo i miei scritti ma non è che io lo abbia fatto consapevolmente. Certo se uno va poi a rileggersi la storia della filosofia trova elementi, ad esempio, fra i presocratici, le cose più semplici sono proprio quelle, non so la ricerca dell’armonia in Pitagora, oppure Empedocle, là ci sono proprio i quattro elementi che nel modo di combinarsi danno forma alla natura, al mondo. Però non è stata una scelta consapevole, semplicemente ho fatto un sogno e all’interno di questo sogno il mio inconscio ha riversato tutto quello che io mi porto dentro. Certo non ci sono folletti, non ci sono elfi, tutto quello che è la mitologia nordica è stato eliminato dalla mia mente in maniera automatica perché io non ho una formazione culturale di quel genere. Nei miei libri, in realtà io ne ho scritti tre, i primi due sono stati già letti, il terzo esce, quindi non è che io abbia tutta questa grande esperienza. Sì, questo è il meccanismo che si è messo in movimento con questi due libri.

CP: Nella letteratura fantasy le donne si sono ritagliate uno spazio particolare. Da Mary Shelley fino a Katherine Kerr sono numerose le autrici che hanno lasciato un segno nel mondo della fantascienza e del fantasy. Lei che cosa trova maggiormente stimolante in questo genere che sta affrontando? Per lei è più una fuga dalla quotidianità o maggiormente forse un modo per esorcizzare le paure umane?

FR: è un modo come un altro per tornare bambini, uno recupera un po’ il bambino che è in sé e quindi forse riesce a vivere in certi momenti un po’ meglio la vita. Perché dobbiamo affrontare moltissime cose, non tutte positive, e allora forse ritornare bambini un po’ ti aiuta ad essere un po’ più fresco, un po’ più sollevato.

CP: Senza rovinare la sorpresa ai lettori, può dirci se questo libro effettivamente conclude proprio la trilogia, c’è un finale definitivo, oppure lascia un alibera interpretazione che magari può dar vita a un eventuale prossimo libro, continuazione della storia?

FR: Allora, quando l’anno scorso Viviani (n.d.r. l’editore) mi telefonò per chiedermi qual era il progetto che avevo in mente, io gli dissi che effettivamente di libri in mente ne avevo sei, divisi a gruppi di tre. Questo è il completamento della prima parte della mia storia, che nasce proprio come un ciclo, non è stata una scelta politica, è stata proprio una cosa che è nata così. La storia è piuttosto lunga, si è conclusa la prima parte, se alla Nord piacerà il seguito lo pubblicherà.

CP: Nel suo futuro ci sono altro progetti letterari? Magari cambiare genere o affrontare ancora delle storie fantasy?

FR: Sì, il progetto più grosso richiederà parecchi anni di studio, riguarda una parte della storia della famiglia di mio marito che ha radici piuttosto antiche, nelle Marche, dovrò andare in quel di Arcevia a documentarmi. Si ambienta alla fine del Quattrocento e vediamo se riesco…

CP: Quindi una saga familiare storica…

FR: No, non sarà una saga, sarà un momento storico della famiglia, proprio l’inizio, quello che ha dato origine al cognome di mio marito.

CP: In bocca al lupo per Derbeer e anche per i prossimi progetti!

FR: Grazie.

Per ulteriori informazioni sulle opere uscite in questa collana, collegarsi al sito lnternet:


www. fantascienza.com/nord/

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