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Cinema

Sul Bellaria Film Festival 2005

Immagine articolo Fucine MuteIn qualsiasi modo lo si voglia considerare il Bellaria Film Festival — Anteprima per il cinema indipendente italiano — si situa al confine di una stagione precisa. Con il suo svolgimento programmato nella prima settimana di giugno si potrebbe indifferentemente considerare l’ultima propaggine della declinante stagione cinematografica o il primo della variegata offerta estiva di rassegne filmiche. In ogni caso la sostanza non cambia. E la sostanza è una sorta di strenua e vigorosa difesa di quel cinema indipendente italiano che trova, in questi ultimi tempi, sempre maggior difficoltà a rendersi visibile.

Se l’attuale contingenza non può dirsi favorevole a causa di una recente penalizzante legge sul cinema, anche per quanto riguarda i contributi ministeriali a Festival e Rassegne i tagli sono stati ingenti e numerosi. E pur in queste ristrettezze Bellaria non ha voluto abdicare a quel ruolo propositivo e di ricerca che si è assunta ventitré anni fa.

Veniamo allora a considerare l’impostazione che il triumvirato alla guida del Festival, composto da Morando Morandini, Daniele Segre e Antonio Costa, ha voluto perseguire a partire dal loro insediamento nel 2002. Da una parte il proposito di intensificare i rapporti con l’Università di Bologna, la Scuola Nazionale di Cinema di Roma e altri istituti universitari e cinetecari, dall’altra la volontà di radicarsi più incisivamente nel territorio attraverso le attività permanenti. Se la prima scommessa, come riconosce Morandini in apertura di catalogo, può ritenersi vinta, più arduo risulta il cammino nel raggiungimento del secondo obiettivo. In ogni caso la strada intrapresa non si cambia. Per quanto riguarda più specificatamente le proposte dell’edizione 2005, pur nel limite non oltrepassabile dei quattro giorni, sono state varie e significative.

Sulla scia del meritato rilievo che la stampa, anche non specializzata, ha dato a “Un silenzio particolare”, il documentario che il grande sceneggiatore Stefano Rulli ha voluto, con la moglie Clara Sereni, dedicare al loro difficile, sofferto ed intenso rapporto con il figlio autistico Matteo, si è scelto di recuperare alcune opere d’argomento psichiatrico a cominciare con il rivoluzionario “Regarde su la folie” (1961) di Mario Ruspoli, l’intenso “Manila Paloma Blanca” (1992) di Daniele Segre, su un ex attore ricoverato svariate volte in reparti psichiatrici, e ancora il celebre “Matti da slegare” firmato nel 1975 da Silvano Agosti, Marco Belloccio, Sandro Petraglia e il già citato Stefano Rulli sull’applicazione nell’ospedale psichiatrico di Colorno (Parma) delle metodologie curative approntate da Franco Basaglia.

Il tradizionale appuntamento con un’opera del passato intitolata Festa di compleanno ha voluto celebrare “La Mazurca del barone, della santa e del fico fiorone” (1975), terzo film di Pupi Avati che lo stesso regista, presente a Bellaria assieme al fratello Antonio e a due dei protagonisti, Gianni Cavina e Patrizia De Clara, ha confessato di non vedere da tantissimo tempo. Un’opera che s’inquadra nella prima produzione del regista bolognese caratterizzata da un gusto accentuato per il grottesco e il surreale ma che nel finale trova accenni di forte spiritualità.

Come consuetudine c’è stato il premio Casa Rossa assegnato da una giuria di 12 critici cinematografici che hanno votato un gruppo di 8 film, selezionati tra quelli che hanno avuto una precaria distribuzione e, per riflesso, una scarsa visibilità.

“Cartoni animati” di Sergio e Franco Citti, realizzato nel lontano 1998 ma che solo l’anno scorso ha trovato un piccolo spiraglio di fruibilità, ha vinto il primo premio. Sergio Citti, 73 anni compiuti il 30 maggio è da tempo malato, costretto a muoversi su una sedia a rotelle e quasi sordo. Pochi giorni prima del festival è stato omaggiato nella capitale con una giornata a lui dedicata. Il regista ha mandato un telegramma di ringraziamento ricordando il debito di riconoscenza, evidenziato esplicitamente nella tematica favolistica, per la coppia Zavattini-De Sica. “Cartoni animati” infatti racconta le vicissitudini di Salvatore, uno strano individuo un po’ mago e un po’ ciarlatano, che con delle boccette colorate e contenenti strani miscugli riesce a rendere reali i sogni degli abitanti di una baraccopoli.

Immagine articolo Fucine Mute

Accanto al protagonista Fiorello recitano Franco Citti e Elide Melli, nei ruoli di una strana coppia in bilico tra amore e odio. Miglior attrice è stata giudicata la slovacca Barbora Bobulova per “La spettatrice”, opera prima del trentacinquenne bergamasco Paolo Franchi, che tratteggia con sensibilità e delicatezza il ritratto di una ragazza chiusa ed introversa, incapace di comunicare il proprio sentimento d’amore all’uomo che abita nel palazzo di fronte. Lo stesso film si è viso assegnare anche il premio per il miglior contributo tecnico per la fotografia di Giuseppe Lanci. Miglior attore è stato considerato Giorgio Pasotti per “Volevo solo dormirle addosso” di Eugenio Cappuccio. In questo caso si è trattato di dar vita ad un personaggio apparentemente antipatico a causa del suo ruolo di manager designato dalla proprietà a ridurre drasticamente il personale. Un compito portato avanti con scrupolosa professionalità, ma le cui conseguenze non potranno non ripercuotersi sullo stesso protagonista. Sempre a Bellaria si sono potuti vedere “Certi bambini” di Andrea e Antonio Frazzi, sul dramma dei ragazzi napoletani fagocitati dalla camorra, un film duro e spietato, magnificamente interpretato da autentici scugnizzi; “Lavorare con lentezza” di Guido Chiesa sull’esperienza bolognese di Radio Alice e del movimento contestatario degli anni ’70 e “Mi piace lavorare — Mobbing” di Francesca Comencini con Nicoletta Braschi nel ruolo di un impiegata vessata dal suo superiore. Completavano il programma “Il vento, di sera” di Andrea Adriatico con il bravissimo Corso Salani, trasfigurato dal dolore e dallo sconforto per inaspettata tragica perdita del suo compagno. E “Occhi di cristallo” di Eros Puglielli, horror psicologico con Luigi Lo Cascio.

Per quanto riguarda il concorso Anteprima riservato agli autori di domani sono arrivati per la selezione ben 230 video-film con una durata compresa tra i 5 e i 106 minuti, dei quali sono stati ammessi in concorso 36. Altri, pur meritevoli, sono stati inseriti nel fuori concorso. La giuria di Anteprima composta da Aisha Cerami, presidente, Umberto Curi, Antonello Fassari, Bruno Fornara, Domenico Starnone, ha attribuito tutti i premi all’unanimità. Una menzione è toccata ai seguenti lavori: “Come prima”, di Mirko Locatelli, “Quintosole” di Marcellino De Baggis, “Il palombaro” di Valentino Murgese e Riccardo Farina, “Senza tempo” di Antonio Bellia e Giacomo Iuculano, “ Uomodonna” di Roberto Scappin. Il premio “Alberto Farassino” è stato assegnato a “La città del silenzio” di Riccardo De Cal per la delicatezza, la sobrietà e l’incisività del linguaggio, con cui indica in un luogo popolato dai fantasmi della follia, un passato e un’assenza che persistono. Il secondo premio è stato assegnato a “La morte mi fa ridere, la vita no! Piero di Livorno” di Claudio Di Mambro, Luca Mandrile, Umberto Migliaccio per l’intelligenza, la leggerezza e l’ironia con le quali ci restituisce un personaggio (Piero Ciampi) e un’epoca. Il primo premio ha visto la vittoria ex aequo di “La stoffa di Veronica” di Emma Rossi-Landi e Flavia Pasquini, per la rara capacità di combinare alcune scene originali sul piano del linguaggio con la costruzione di una storia riguardante una donna proveniente dall’Europa orientale, emblematica dal punto di vista umano, politico e sociale. L’altro film premiato è stato “Di madre in figlia” di Fabiana Sargentini, per la meditata composizione e l’appassionata emotività con le quali costruisce, senza particolari schematismi, un mosaico di figure femminili capaci di evocare l’enigmatico rapporto tra madre e figlia. Va ricordato che la stessa Sargentini si era aggiudicata anche l’edizione dello scorso anno con il documentario “Sono incinta”. Infine una buona notizia per i filmaker. Un’apposita giuria ha selezionato un gruppo di opere che potranno essere programmate nel circuito dei cineforum e cineclub. I film vincitori, assieme ai già citati “Di madre in figlia”, “La morte mi fa ridere, la vita no! Piero di Livorno” , “La città del silenzio”, “Uomodonna” e “Senza tempo”, sono stati “Mio fratello Yang” di Massimiliano e Gianluca De Serio, “Mrs. Flo… Nightmare!” di Pasquale Del Castello e Sandra Pastore, “Flor da Baixa” di Mauro Santini e “3mm” di Alessandro Maresco.

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