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Cinema

Ambra Angiolini

Piccole reginette crescono

È stata una bella sorpresa la prova di Ambra Angiolini in Saturno Contro.

Ambra Angiolini

A soli quindici anni l’ex conduttrice prodigio di Non è la Rai, la controversa ma pur sempre cult trasmissione televisiva ideata da Gianni Boncompagni, già monopolizzava l’attenzione dei media e di milioni di telespettatori. Sono seguiti vari esperimenti più o meno riusciti. Negli anni successivi l’abbiamo vista ancora in tv e l’abbiamo sentita cantare alla radio. Dopo una pausa di riflessione, l’abbiamo ritrovata sensibile e ironica conduttrice di un programma sul sesso in onda su Trl. Hanno fatto notizia la sua unione con Francesco Renga, ex leader dei Timoria a cui è legata da oltre sette anni, e la sua maternità.
Vedendola oggi per la prima volta sul grande schermo, l’impressione è che sia davvero cresciuta. In conferenza stampa ci troviamo davanti una donna consapevole, autoironica e spiritosa. Ci conquista il suo atteggiamento semplice, umile e molto disponibile. Stupisce positivamente scoprirla a tratti quasi imbarazzata e notare che, nonostante i tanti anni trascorsi a fare questo mestiere, sembra ancora conservare qualche piccola insicurezza e un certo pudore.
Eppure a tutti, tranne forse a lei, sembra piuttosto evidente che con il film di Ferzan Ozpetek sia arrivata la svolta. Ambra ha saputo regalare umanità e freschezza al complesso personaggio di Roberta e la sua è stata un’interpretazione che certo non resterà inosservata.

Cristina Favento (CF): Che cosa hai pensato la prima volta che hai “incontrato” il personaggio di Roberta attraverso la sceneggiatura? Che impressione hai avuto?

Ambra Angiolini (A:A): In alcune cose mi è sembrato molto difficile. Non perché uno fa questo mestiere si sente in grado di rappresentare tutto… Ci sono state certe cose di lei che non capivo: la sua voglia di essere protagonista sempre nel peggio della vita, di essere l’esempio più rumoroso: sesso facile, droghe, cose del genere. Mi sono però fermata un attimo prima e mi sono chiesta che cosa può far scattare questo atteggiamento e ho scoperto che le molle possono essere semplicemente le insicurezze, la fragilità, il non sentirsi belle, il non sentirsi interessanti. Poi ognuno cerca di superarle come meglio crede. In quel caso lei maschera tutto questo facendo quella che c’ha la vita di tutti in pugno, che sa come ci si diverte. In realtà nasconde solo un profondo dolore e anche un senso di inadeguatezza.

CF: Quindi hai fatto un lavoro anche su te stessa per entrare nel personaggio, ti sei preparata in questo senso. In particolare che cosa senti di simile a te in Roberta e che cosa, invece, senti di profondamente distante?

AA: In lei ci ho trovato tante cose simili ma non tanto non per come vivo io, per come sono abituata a relazionarmi con il gruppo degli amici. Per me è una conferma del fatto che la profondità di uno sguardo te la danno i sentimenti che attraversi, le difficoltà che hai incontrato, come le hai superate. Quindi, per aiutarmi a dare un senso a quello che fa Roberta nel film, ho cercato di capire come ci si può sentire a non essere mai se stessi, a cercare di essere quelle più rumorose ma anche meno impegnative. Dentro c’è tanta roba che urla, che non riesce a comunicare. Anche per via del fatto che magari lei c’ha sempre qualche droga allucinante nella borsa e la consiglia, cerca di riportare negli altri questi suoi stati un po’ alterati. Dev’essere molto complicato perché poi, quando chiudi la porta, quando sei sola a casa tua, ti senti molto sola probabilmente. Io magari non ci sono arrivata fino lì però magari molte cose prima le ho provate: il senso di solitudine, il fatto che gli altri pensavano di sapere tutto di me e in realtà invece non sapevano nulla di come ero veramente.

CF: E il ruolo di Ozpetek in tutto questo? Ci hai raccontato che sei stata convinta da lui, dal suo entusiasmo, dal fatto che credesse tanto in te e ti vedesse adatta al personaggio. Com’è stato il vostro rapporto? Come ti ha aiutato durante le riprese del film, o prima, o dopo?

AA: Quando non si hanno a disposizione troppe esperienze da set, la cosa che puoi fare per riuscire è, secondo me, cercare di essere generosi. Quello che ho provato io è stata proprio questa sensazione di dire “conoscimi, aiutami a tirar fuori quello che serve”. Non è una cosa facile perché quando conosci una persona la conosci superficialmente, non ti fidi e donare le proprie debolezze credo sia un atto d’amore talmente importante che in questo caso poteva essere difficile, rischioso.
Lui però sa come fare, è difficile da spiegare ma ci riesce. Si avvicinava, mi spiegava una cosa e io la sentivo proprio nella pancia. E pensavo “cacchio! Questa sensazione me la devo ricordare, come i muscoli si irrigidiscono, come ti viene da commuoverti…” Magari stai pensando a una cosa bella ma nella scena c’è una drammaticità da raccontare, è una cosa inspiegabile però la sensazione, il sentimento che devi sentire anche nel corpo, nella postura è una cosa magica, t’arriva, te la regala proprio. Allora devi solo fissarla, ricordare e pensare di lavorarci su.

Ferzan Ozpetek (FO): Roberta è un personaggio bellissimo. Mi piace anche sto fatto che non smette di drogarsi perché non mi piacciono i moralismi. Anzi, c’era una scena alla fine del film in cui racconta una cosa triste e poi c’era una battuta, per la quale si capiva esplicitamente che lei continua a drogarsi: diceva “perché non andiamo in paese che c’è il macellaio che vende della cocaina ottima?”. Alla fine l’abbiamo tagliata perché non era veramente il momento, faceva quasi ridere ma non era il momento… (Rivolto ad ambra) no?

AA: Mm, l’avevo detta benissimo! Pensate a come ci sono rimasta male… Non vincerò niente a causa di questo taglio…

Domanda (D): Che cosa hai imparato da Ferzan?

AA: Magrezza e portamento da lui, il resto da Boncompagni. Io non rinnego mai!

FO: (Riferito a Boncompagni) Uomo di grande intelligenza

AA: Si stimano a vicenda pur senza conoscersi bene. Da Ferzan comunque ho imparato ad amare le mie debolezze ed aver coraggio nel sostenerle, forse a farle diventare un po’ la mia forza. Roberta mi faceva da alibi, potevo anche abbandonarmi con più serenità, perché un po’ sentivo che non ero io, che stavo giocando. Lui però (ndr: il regista) doveva conoscermi, quindi lavoravo coi sentimenti veri, con le cose più forti. Come dicevo, una persona ha bisogno di capire che cosa ti fa scattare le emozioni, il pianto, cosa ti commuove, di che cosa hai paura.
Come atteggiamento io non sono molto predisposta a questo. Con lui l’ho fatto perché mi sono sentita capita, curata. La sua capacità vera, enorme, sta nel fatto che tutti ci sentivamo protagonisti del suo film. Nessuno l’ha sentito come il film di Ferzan, ognuno di noi arriva sul set con l’entusiasmo di fare una cosa anche nostra e questo chiaramente ti porta a metterci tutto quello che puoi usare. 
Si potrebbe considerare anche una sorta di seduzione: lui mi ha chiamato ed era più convinto di me! Io imploravo un provino perché non mi sembrava possibile che per la prima volta uno mi chiami a casa mentre sono affaccendata nelle mie cose coi bimbi e mi chiede di fare questa cosa e ne è convintissimo. È stato tutto forte, dalla prima chiacchierata fino a poi tutto il lavoro e anche adesso credo.

CF: Ti abbiamo vista fare molta strada, nell’immaginario collettivo sei rimasta la Ambra di Non è la Rai, però è bello vederti adesso in una versione piuttosto evoluta e molto più matura, naturalmente, dopo il percorso che hai fatto e che stai facendo. 
Viene spontaneo, in effetti, ripensare ai tempi di Boncompagni… Che cosa ricordi dei tuoi esordi? Che cos’è che ti ha dato? Con lui hai debuttato nel mondo dello spettacolo, c’è qualche consiglio che ti ricordi ancora?

Ambra Angiolini

AA: Ma scherzi? Gianni è stato per me un po’ come sarà Ozpetek. Io tutte le persone che mi hanno dato la possibilità di fare un salto in avanti me le ricordo. Ferzan, scherzando, mi diceva sul set “Ah vedrai, sei attrice adesso, tra vent’anni ti richiamo e mi dirai Chi? Ozpetek? ah no, no ho da fare..” ma non sono proprio così di mio.
Io Gianni ancora lo sento e cerco di capire da lui se quello che sto facendo va bene, se lui è contento, perché gli riconosco tutto quello che mi riesce meglio. Mi ha insegnato tanto. All’inizio, ad esempio, dovevo rilasciare interviste e non sapevo quasi nulla, avrebbero anche potuto chiedermi cose privatissime e le avrei dette. Lui mi dava dei fogli con delle citazioni, con delle risposte da dare in caso di una domanda imbarazzante. Poi mi diceva sempre la stessa frase: “ma noi infondo che stiamo facendo? Non stiamo facendo niente, non cambieremo mai il mondo non fermeremo mai una guerra, dunque ricordati sempre questa cosa e cerca di fare il tuo lavoro con la leggerezza che merita”. Chiaramente mantenendo un minimo di tono anche per le responsabilità che puoi avere verso gli altri, però di fondo… Se qualcuno crede che facendo quello che faccio io salva la terra, si sbaglia!

D: Quali sono le tue passioni, al di là del mondo dello spettacolo?

AA: Sono stata strappata a un mondo che è quello che mi rappresenta se penso a casa mia… ora lo dico ma dimenticatelo subito… Volevo fare l’ostetrica! (Ride) È vero! mi hanno strappata alla mia vera passione… È stata colpa della televisione e di altre cose, che adesso sono diventate, invece, l’attuale passione. In effetti non posso dire di lavorare siccome mi diverto anche, conosco un sacco di gente che mi piace, non sento quasi mai la fatica diciamo. Però ho sublimato questa cosa facendo due figli! Ho toccato finalmente con mano un’ostetrica che lavoro fa.

CF: Hai lavorato già ad alcune fiction, soprattutto lavori per la tv. L’ultimo lavoro è stato, invece, una sorta di battesimo cinematografico. Come ti sei sentita e soprattutto che intenzioni hai? T’interessa? È una cosa che ti piacerebbe rifare in futuro? In quali ruoli eventualmente potresti riconoscerti? Magari in un’ostetrica…

AA: Mo’ me chiamano subito per fare “ostetriche disperate”!
In realtà, quando ho accettato questa cosa non l’ho fatto pensando a un futuro in una direzione o nell’altra. Ragionavo in questi giorni che il dopo Ozpetek sarà comunque molto dura. Lui per me era veramente un sogno. Io ci andavo al cinema a vedere i suoi film, sono andata a vederli come fan la fila tutti gli altri, non è che mi hanno invitata alle prime. Non l’avevo mai incontrato prima.
So che quello che ho vissuto mi piace molto, vorrei diventare un po’ come Penelope Cruz per Almodovar! Vorrei lavorare una volta ogni due anni sempre con lui, sarebbe l’ideale.

Ambra Angiolini
© foto di Giulio Donini

D: I film è costellato di primi piani, come ti sei rivista vedendoti in pellicola?

FO: Capirai! non si piace!!

AA: No, be’, questo è un problema mio, soprattutto al primo impatto. Poi, invece, rivedendo il film con mia madre a casa le ho detto “sai che mi trovo veramente bella in certe immagini del film?” e lei si è messa a piangere. Mi ha detto “in trent’anni non te l’ho sentito dire mai…”. Forse ci voleva un film di Ozpetek.. 
È difficile perché io ho sempre avuto forti complessi nei miei confronti ma, vista così e raccontata così, mi sono piaciuta molto, ho trovato che c’era qualcos’altro da vedere. Non mi sono fermata chiedermi se avevo una bella faccia o no. La ritengo semplicemente una faccia che racconta molto di me e, in questo senso, trovo sia una delle cose più belle che mi sia capitata di vedere che riguarda me.

D: È vero che si vede il volto di Ambra Angiolini ma non è Ambra Angiolini. Questo è il risultato che un attore spera sempre di raggiungere…

AA: Si, è una cosa che mi è stata detta anche dalle persone più vicine, pure dai parenti stretti. Anche a me ha fatto questo effetto: non pensavo di rivedere me, quindi mi fa molto piacere sennò sarebbe stato…

FO: Cioè hai recitato, giusto?

AA: Si, ho finto molto bene

FO: Non è il caso di prendere un attore o attrice che interpreta se stesso, questo è molto importante per me. Ovvio che comunque partiamo sempre da alcuni tratti. Ci sono delle corde dell’attrice e dell’attore a cui poi però si aggiungono altri elementi.

CF: Il film è uscito in un momento in cui si parla molto di coppie di fatto e di riconoscere loro determinati diritti. Anche nel film si affronta l’argomento, anche se è stato dichiarato che non c’era un vero e proprio intento politico o sociale. Come rappresentante di una famiglia che non è riconosciuta formalmente secondo i crismi ma che evidentemente gode di ottima salute, stando a quel che si legge e si sente, tu che cosa ne pensi?

Ambra AngioliniAA: La cosa pazzesca è che quando è stata scritta la sceneggiatura, lo ha confermato anche Ozpetek, nessuno parlava di Pacs né tanto meno di Dico, che è una cosa proprio dell’ultimo mese, quindi pensa a quanto in realtà non era voluta l’uscita assieme alla proposta in parlamento.
Per quanto riguarda me, io mi sento parte di una famiglia a tutti gli effetti. Nello scontro sui Dico non ho molto apprezzato questa distinzione tra famiglie di serie A e coppie di serie B. Stando alle statistiche, i matrimoni si fasciano tra il terzo e quinto anno, nemmeno arrivano più alla crisi del settimo. Penso quindi che le cosiddette coppie di serie A abbiano molto da imparare da chi si fida e crede nell’amore, da chi non necessariamente esclude il matrimonio ma magari non ha dato la priorità a questa scelta.
Personalmente credo di essermi sentita sposata quando Francesco (ndr. Francesco Renga, il suo compagno) mi ha chiesto di essere la madre dei suoi figli. È un giuramento che va al di là di qualunque dio e sfida le leggi dell’universo perché vuol dire proprio stare insieme per sempre, comunque.
Credo sia giusto avere la libertà di scegliere, come cittadino devo sentirmi uguale a chi ha scelto di sposarsi. Poi, come dicevo, io nella mia vita non escludo di sposarmi però non mi sento in purgatorio aspettando il paradiso. Sono già in paradiso e poi, se arriveranno il momento e il sentimento giusto, sceglierò anche di sposarmi.

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