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Arte

Ciro Gallo

Silenzi e segreti

Abbiamo ospite l’artista Ciro Gallo che ci parlerà della sua ultima mostra “Silenzi e segreti” allestita a Trieste nel mese di aprile presso la sala comunale d’arte di piazza Unità d’Italia.

Maria Fuchs (MF): Iniziamo subito a parlare dell’ultima mostra: una mostra dedicata alla poetessa Emily Dickinson che risulta particolare, nel senso che comprende pittura, arte e poesia. Ci racconti l’immagine di questa poetessa: che cosa l’ha affascinata, in lei?

Ciro Gallo (CG): Il personaggio soprattutto, la sua nostalgia della poesia. Si è rinchiusa in casa per almeno vent’anni senza vedere nessuno, vestendosi di bianco, e questo è l’aspetto misterioso di questo genio della poesia, una grandissima artista, che mi ha colpito… Naturalmente poi l’opera poetica… e così continua la mia ricerca su questi personaggi artisti, che misteriosi lo sono fino ad un certo punto, perché è poi nell’opera che l’artista si vede e che, in qualche modo, si svela sempre.

MF: A suo tempo lei ha fatto una mostra dedicata alla figura di Amleto…

CG: Shakespeare è un autore che naturalmente ha la mia preferenza. Sul personaggio di Amleto sono state scritte biblioteche intere, anche in questo caso il personaggio è misterioso. Si può dire e fare tutto, ed infatti è stato detto e fatto tutto, comunque c’è sempre qualcuno che vuole aggiungere qualcosa.

MF: Sentendo ieri durante l’inaugurazione di questa mostra i vari pareri, tutti lusinghieri, ha riscosso grande successo la maschera. Anche Maria Campitelli ribadiva che la maschera è simbolo misterioso della trasformazione, dell’apparire, anche nel suo nascondersi…

CG: Infatti questo è il mistero del personaggio, che nella sua biografia si rivela nella sua opera epistolare con i vari personaggi di quel tempo; lei si firmava non solo Emily, ma si trasformava in altri personaggi di sua fantasia, zingara, suora. S’immedesimava nei vari personaggi anche se era sempre vestita di bianco, in corrispondenza preferiva alternarsi con queste figure.

MF: Parliamo ora dell’artista Ciro Gallo, il suo percorso culturale. Come è approdato alla pittura?

CG: Queste sono “surrogazioni” che nascono da quando si è piccoli. Per me è andata bene, perché sono entrato in un mondo affascinate come quello del teatro; dove ho lavorato per più di trentacinque anni, come direttore di palcoscenico e assistente alla regia. Quindi mi era congeniale sia come vocazione che come lavoro, diciamo che sono stato anche fortunato.

MF: L’importanza dei materiali? In questa mostra vediamo l’utilizzo di carte particolari, sigilli, inserzioni in bronzo… Qual è il rapporto con il materiale? Con forma e colori?

CG: La ricerca del materiale è fondamentale, e si privilegia la carta, per esempio in alcuni miei quadri c’è l’utilizzo della carta LACOMBE francese fatta a mano che a Trieste è difficilissimo trovarla. Poi c’è un recupero degli antichi documenti che bisogna assemblare con il tipo di ricerca che voglio fare sul personaggio, i materiali sono dei più svariati. Come inserti, collage di materiali che io trovo e cerco come appunto accade anche in queste mie maschere: solo uno che ha praticato il teatro sa dove trovarle.

MF: Sebbene molto legato al teatro, mi sembra che lei abbia lavorato anche nel cinema, e in altri settori artistici. Quali?

CG: Sì un po’ di televisione, cinema, perché in un percorso di una carriera in teatro poi si scelgono queste occasioni di varie collaborazioni. Mi ricordo parecchi anni fa in occasione di un film che venne girato a Trieste da Luchino Visconti — “Morte a Venezia” — si girò alla stazione di campo Marzio, dove ho collaborato per un certo periodo.

MF: C’è qualche idea per il futuro, qualche anticipazione — ce la può fare —, o è tutto top secret?

CG: Be’, si lavora sempre, e occasioni si spera sempre che arrivino. Poi sulle proposte si può sviluppare un altro tipo di ricerca, dipende anche dalla tipologia di quelle che ti vengono fatte.

MF: Mi sembra che in questa mostra sia racchiuso un periodo abbastanza ampio di ricerca, mi diceva di tre anni?

CG: Sì, questo è un lavoro iniziato tre anni fa e interrotto varie volte. Non ero abbastanza convinto di metterlo su, perché non si ha mai l’occasione, non si è mai convinti, fino a che si arriva alla prova concreta; fino a quando i quadri sono appesi non si riesce a stabilire se la mostra sta in piedi o no… comunque mi pare di sì, è andata abbastanza bene.

MF: Questa sala ospita la sua seconda mostra, dopo i lavori di restauro, come si è trovato?

CG: Sì… avrei degli appunti sull’illuminazione che secondo me è molto scadente.

MF: E con una punta di polemica che non guasta mai chiudiamo questa intervista.

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