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Residenze Estive, modi per vivere la poesia

Immagine articolo Fucine MuteIl rischio per la poesia è la riduzione del proprio fare alla memoria, ad un trapassato remoto dell’arte, e questo pare essere il destino della poesia di Trieste, che si affida ai compleanni sabatici o a rievocazioni sveviane, a riflessioni slataperiane o ad intromissioni dannunziane, per emettere suoni e spendere denari, non pochi, senza raggiungere l’obiettivo della diffusione della cultura mentre sul territorio ci sono validi, ma evidentemente poco “ammanicati”, operatori culturali.

La manifestazione “Residenze Estive”, organizzata dalla casa editrice “Il ramo d’oro” e dall’associazione “L’una e l’altra” è stata tutt’altro. Innanzitutto come luogo di incontro tra autori e pubblico ha dimostrato quanto le persone possono essere vicine alla cultura, non passivamente, ma partecipando alle riflessioni. Quindi è risultata essere una buona proposta per conoscere il presente della poesia, italiana soprattutto, mettendo a confronto generazioni di poeti differenti. In generale si è data la possibilità agli appassionati di vivere a stretto contatto con i poeti e i diversi modi di intendere la poesia, nonché di spiare per una settimana gli autori nella foresteria del Castello di Duino, a pochi passi dal sentiero Rilke.

Il pubblico in cinque giorni di manifestazione non era tanto diverso da quello che si può osservare a certi blasonati eventi sponsorizzati dalle istituzioni cittadine di Trieste, con migliaia di manifestini recanti le icone di un Saba o di un Svevo con la pipa: trenta persone all’incirca a seguire i convegni, cento persone di media ai reading, ma con sommo piacere stavolta nessuno è svenuto dalla noia, soprattutto per la buona organizzazione degli eventi e per la qualità dei relatori.

Umebrto SabaUnico neo della manifestazione è il non aver puntato sulla contaminazione tra generi artistici, che pare avere un buon riscontro d’immagine e di pubblico, come gli spettacoli di teatro e le performance. Per ciò che concerne la sistemazione dei reading sarebbe stato meglio optare per una piazza, attirando i passanti e gli spettatori occasionali.

Interessanti sono state le problematiche e i polveroni sollevati su una altra organizzazione, quella dell’ambiente letterario: i problemi fuoriusciti dal cilindro del convegno sugli anni settanta sono ancora attuali — forse perché agli addetti ai lavori fa ancora comodo scaricare le responsabilità sulla società italiana, a cui sembra non interessi la cultura.

Il decennio compreso tra il 1970 e il 1980 si segnalò per la produzione di massa che si ebbe grazie all’impegno di molti operatori culturali che pubblicarono riviste, ciclostilati di ogni genere, libri di poesia, ma l’ambiente letterario non si modificò per ospitare chi proveniva dal basso e sentiva nella propria vita, dentro di sé, irrinunciabili la poesia e la cultura.

Quel decennio pare essere uno spartiacque necessario per comprendere i processi tra società e ambiente letterario, e nel convegno a questo proposito sono emerse due importanti notazioni: il comportamento poco etico dell’ambiente letterario verso tutti i movimenti o i gruppi nati sul territorio, che avevano anche fini politici, ma che sarebbero potuti essere i motori della diffusione della poesia invece di essere utilizzati con l’unico scopo di fare pressioni politiche alla Democrazia Cristiana dalle alte sfere del Partito Comunista Italiano (Raboni ha recentemente affermato che i poeti debbono reimpegnarsi, ma l’impegno dovrebbe essere piuttosto reinventato alla luce di ciò che hanno dimostrato alcuni grandi poeti in quel periodo, come Fortini, mischiando interessi legittimi a molti interessi illegittimi che non avevano alcuna attinenza con la poesia o con il vivere la cultura); altra notazione da non sottovalutare è il disinteresse dimostrato da Mario Elio PecoraSantagostini, che preferisce glissare l’argomento su quel periodo perché la situazione è mutata, ma il vincitore del Premio Montale di due anni fa non tratta la situazione attuale dell’ambiente letterario, che è una vergogna sia dal punto di vista dell’editoria perché fa pagare chi vuole pubblicare, sia dal punto di vista della critica perché seleziona gli autori grazie al passaparola. Le operazioni editoriali recenti come le antologie — e non solo l’antologia sui poeti di vent’anni curata da Santagostini — vogliono farsi esplicative di tendenze della poesia attuale? Spero di no, perché la loro preparazione è simile ad una pesca nel mucchio. Una ricerca seria sul territorio nazionale non è ancora stata fatta e non vedo come gli esperti possano parlare di tendenze o linee di sviluppo della poesia.

Ci sono stati autori che durante il convegno hanno saputo ragionare, confermando i molti problemi dell’ambiente, fornendo dati e risposte, come Gregorio Scalise ed Elio Pecora: Scalise si è soffermato sul rapporto esistente tra le grandi vendite dei libri di poesia, soprattutto i classici, e l’anemica situazione dei contemporanei, mettendo quindi il dito in quella piaga di comportamenti sbagliati che è l’ambiente letterario; Pecora, evidenziando la scomparsa del Premio Montale, forse diverrà il promotore di un premio in cui i componenti della giuria motivano le scelte con uno scritto, con meno possibilità di mettersi d’accordo sui nomi e soprattutto mettendo in gioco la credibilità.

Possiamo allora arrivare ad una conclusione: la situazione sociale in Italia non influenza la situazione dell’ambiente letterario, ma è l’ambiente con il proprio comportamento ad influenzare la propria sorte (se fosse il contrario i poeti dovrebbero cominciare a sopprimere tutti gli italiani che non amano la poesia, affinché la situazione sociale si conformi agli utili interessi dei poeti).

Antonella AneddaUn’altra risposta è che la conoscenza della poesia attraverso gli autori ci informa del tenore etico di queste persone e del passato della poesia, la nostra memoria culturale, che guarda avanti però.

Andando a valutare il fattore estetico, lo facciamo semplicemente ascoltando: i reading di poesia testimoniano la ricerca stilistica innovativa di poeti come Antonella Anedda, Umberto Fiori, Sinan Gudzvic, Luigi Nacci.

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