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Palcoscenico

Silvia Bugno

TurieB, la danza al contrario della realtà

Una bomba che diventa un inno

Immagine articolo Fucine Mute1982 — già da sette anni in Libano si combatte una guerra civile. Interessi geopolitici esterni al paese, siriani e israeliani, sullo sfondo della guerra fredda fomentano il conflitto, innescato su motivi etnico-religiosi. Prima dello scoppio della guerra civile tra le comunità principali, quella cristiana maronita e quella musulmana sunnita e sciita, un “patto nazionale” regola la divisione dei poteri e la spartizione delle cariche istituzionali: il presidente dello stato è cristiano, il primo ministro sunnita, il presidente del parlamento sciita. L’arrivo in massa di palestinesi, sin dal 1948, destabilizza il paese; ma è solo dal 1970 con l’insediamento dell’OLP in territorio libanese, che l’escalation militare ha inizio. Gli scontri maggiori si hanno tra palestinesi e parte della comunità cristiana, organizzata in “falangi”, formazioni paramilitari. Il conflitto viene strumentalizzato da Israele per liberarsi dell’OLP e dalla Siria con lo scopo di estendere l’egemonia sul Libano per compensare la perdita delle alture del Golan. SmamDanza ha voluto rappresentare in “TurieB”, scrittura al contrario di Beirut, l’agonia repentina di una città e di uno stato ricchissimo e multiculturale.

Christian Sinicco (CS): Come è nato lo spettacolo “TurieB”? Da quali emozioni ed immagini siete partiti per rappresentare Beirut e la sua situazione del 1982?

Silvia Bugno (SB): Il punto di partenza, quello che ci ha colpito inizialmente guardando le immagini, è stato la solidità della struttura della città seppur butterata e divorata dall’interno dai fori delle pallottole e delle bombe usate durante la guerra. Una città fantasma, quasi nessuna presenza umana nelle foto, ma allo stesso tempo un’atmosfera di pace e di vita che aleggia nell’aria come una speranza di sopravvivenza. Abbiamo voluto riempire quegli spazi e dare voce a quelle urla. Una situazione/condizione in bilico, precaria come una vertigine, un eco della guerra e non il dramma della guerra stessa. Questo silenzio assordante cupo,che inchioda e nello stesso tempo ti rende semplice spettatore per testimoniare l’accaduto.

CS: Per lo spettacolo avete preso ispirazione da una mostra fotografica di Gabriele Basilico, che nel 1991 visitò Beirut per documentare lo stato del centro cittadino dopo quindici anni di guerra civile. Quali i punti di contatto tra la vostra rappresentazione e il lavoro di questo fotografo? Cosa avete rubato a quelle immagini? Come le avete trasformate?

SB: L’ aspetto di G.Basilico nel raccogliere la realtà in fotogrammi così definiti ma nello stesso tempo vibranti di uno stato imprevedibile, è molto aderente alla nostra modalità di esprimerci in forma coreografica. Da questo sono nati: una strada, un muro, un palloncino e un’immagine che fa da sfondo a tutto il lavoro. Sono stati dei punti di partenza, soprattutto emozionali, per far crescere delle storie, delle relazioni, dei movimenti. In una sorta di work in progress , elaboriamo le immagini cercando di far convogliare le differenti interpretazioni in una sintesi simbolica e armonica.

CS: Mimmo Santonicola, trascinandosi a terra con un gessetto, crea un percorso tortuoso che, a mio dire, si può interpretare in molti modi: è una via di fuga dall’orrore o la strada, mai dritta e facile, di un processo di pace?

SB: È sia una strada di fuga dall’orrore che un percorso obbligato, e ambiguo, in cui la guerra trascina inevitabilmente le persone di entrambi i fronti.

CS: La scena cede maggiormente emozioni quando i danzatori, ad esempio in coppia, lavorano in opposizione, con movimenti del corpo asimettrici: come siete riusciti a rendere questa danza? Il contrasto tra i corpi e nei corpi cede energia? Differenti gesti completano l’armonia?

SB: Abbiamo utilizzato il contact come linguaggio di movimento perché, attraverso la sua dinamica e l’uso dei pesi dei corpi, riesce a rappresentare in modo diretto, più di qualunque altro stile di danza, le relazioni quotidiane tra gli individui. Questo contrasto tra i corpi cede energia ma allo stesso tempo, nell’atto di sorreggersi, respingersi, cedere alla gravità per poi riprendere forza e lottare, si trasforma e sviluppa forme ed energie in costante movimento. Il continuo mettere in gioco i nostri limiti, trovando continuamente una motivazione all’apertura verso il diverso (sconosciuto da noi) ci permette nel lavoro di costruzione quella sorta di appartenenza che libera la nostra identità e nello stesso tempo genera la condivisione di un obiettivo comune.

CS: Come accogliere questa differenza anche tra gli uomini?

SB: La magia e la ricchezza è proprio nel saper vedere e accogliere questa differenza. E per la costruzione di un mondo pacifico e creativo delle differenze, dentro e fuori di noi, una riflessione ci viene data nella proposta di pace 2004 inviata all’O.N.U. dal filosofo Daisaku Ikeda, il quale individua nell’autocontrollo un elemento fondamentale per realizzare un mondo pacifico. L’autocontrollo non è però inteso come l’applicazione del galateo o una raffinata tecnica per censurare le proprie pulsioni aggressive, ma è un comportamento che nasce dalla “viva coscienza dell’umanità degli altri, coscienza che io ritengo essere l’essenza della stessa civiltà”. Tutto ciò che esiste è collegato in una rete di relazioni nella quale ogni forma di vita ha eguale dignità. Esserne consapevoli significa rendersi conto che ogni altra persona, in qualunque condizione la si incontri, è espressione dell’umanità che accomuna gli esseri viventi, e in quanto tale degna di rispetto. L’essenza della civiltà è vivere con questa consapevolezza sempre presente.

Immagine articolo Fucine Mute

CS: La fine dello spettacolo è un palloncino che volteggia sull’uomo: quale il suo significato?

SB: Il palloncino dell’immagine finale (che all’inizio è una bomba che esplode) diventa un inno della speranza e del diritto alla vita.

CS: I prossimi appuntamenti con SmamDanza e TurieB? Il prossimo lavoro?

SB: In fase di definizione per fine febbraio a Montebelluna, TurieB, e poi a Follina nella primavera del 2005 con Assolati e TurieB; in più si terrà un laboratorio di Teatrodanza. A breve riprenderà anche la tournee di Spifferi. Con l’Ass. Antonino Paraggi stiamo pensando a degli eventi (che per la prima volta saranno sganciati dalla mostra fotografica).

SmamDanza nasce a Treviso nel 1999 col nome di In contemporanea, costituito da Silvia Bugno, Marta Casari, Angela Lattanzio, Domenico Santonicola.
Realizzano un primo progetto “ Confini”insieme agli allievi delle differenti scuole , percorrendo una rete di interscambi sia nell’attività didattica che nel montaggio coreografico e di regia.
Successivamente mette in scena “Tracce” ed “Echi d’Intorno” sviluppando e approfondendo la ricerca sulle proprie ed altrui differenze. Nel 2001 nasce la collaborazione con l’ass.ne fotografica “Antonino Paraggi” dove realizza “Sospesi” sulla mostra fotografica di Federico Patellani, e nel 2002 “Assolati” sulla mostra di Mario Giacomelli. In seguito “Da un’altra parte”, un lavoro sulla condizione carceraria. Nel 2003 “w.w.w.w.w.w.esposti”, un’insolita performance che pone la centralità sull’annullamento delle barriere. Nello stesso anno porta in scena “Spifferi”(una storia d’amore fragile e coraggiosa) e nel 2004 “Turieb” dove l’impegno del gruppo tocca ancora una volta un tema non facile , quello della guerra civile, tratto dalla mostra su Beirut di G.Basilico.
Il  gruppo smam realizza inoltre diversi  eventi e collaborazioni con il Progetto Ulisse sulla condizione della malattia mentale, rivolti sia alle scuole che agli operatori del settore.
Fa parte del progetto triennale della ULSS di teatro e danza presso il centro diurno Peter Pan (TV) e con il Centro Servizi per il Volontariato Disabili in collaborazione con l’Università ed il Teatro Comunale di Ferrara.

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