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Arte

Villa Manin, Luna park e il teatro dell’arte

Villa Manin è un luogo di incontro e un luogo di passaggio; è una stupenda villa antica, che esplode il suo bianco profilo nella brillantezza di un verde avvolgente, proscenio architettonico alla quinta montuosa che la corona come in una fiaba.

Immagine articolo Fucine Mute

Luogo di incontro per il connubio squisito tra un edificio storico, (qui tra l’altro si firmò il trattato di Campoformido, 1797), e la più fresca arte contemporanea; luogo di “passaggio” per eccellenza di popolazioni ed eserciti nella storia d’Italia, adesso, porta spalancata all’arte per l’impegno nell’organizzare eventi espositivi di respiro internazionale, con opere che arrivano da ogni angolo del mondo senza dimenticare gli artisti del territorio e mantenendo i tradizionali rapporti con la realtà creativa dell’Europa centro-orientale.
Incontrare l’arte contemporanea nello sfarzo di grandi sale barocche sortisce un effetto romantico e positivamente “straniante”, come lo può essere il dialogo col Tempo e con gli stili in un reciproco valorizzarsi.

Fino al 6 novembre 2005, l’appuntamento a Villa Manin è doppio con Luna Park. Arte Fantastica. Sculture nel parco, a cura di Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto; Il Teatro dell’arte. Capolavori dalla collezione del Museo Ludwig di Colonia, all’interno della villa.
La prima esposizione, come rivela il titolo, mira a creare un parco fantastico, modernamente fiabesco e soprattutto divertente, che intrattenga ed interagisca con i visitatori attraverso giochi di pura fantasia; un insieme tra lo spasso del luna park appunto, e la magia di un giardino incantato.
Dodici gli artisti internazionali in scena con installazioni e sculture curiose, da provare, da montarci in cima, da usare come giocattoli disponibili a tutti, in cui il gioco torna ad essere anche per l’adulto una scoperta, una prova di comprensione delle cose attraverso il sorriso.
Il filo conduttore delle creazioni, oltre all’aspetto ludico, è il contesto naturale degli alberi secolari, degli specchi d’acqua, dei vialetti nascosti, delle statue consunte, per i quali queste opere sono nate e modellate, come oggetti dai materiali più diversi che traggono ispirazione dall’ambiente, tra natura ed artificio, tra rilassanti amenità e giochi concettuali.

Vorrei ora toccare alcune di queste installazioni, quelle che mi sono rimaste più impresse per forma e per intenti di contenuto.
Paola Pivi (1971 Milano) ha costruito uno scivolo di erba sintetica, Untitled (slope), la cui inclinazione è stata calcolata sui pendii della lussureggiante Svizzera, a richiamare quel luogo ridente e pittoresco; le persone sono esplicitamente invitate a salire e scendere rotolando sul pezzo di prato compiendo un gesto corporeo libero tipico del passatempo infantile; (mi ha convinto quando vidi un bambino che sinceramente se la godeva come essere in settimana verde).
Poetico l’argentino Tomas Saraceno (1973), nel voler realizzare tramite favolose piante volanti, delle soffici nuvole vegetali di un utopico mondo al contrario; utilizza la Tillandsia, una pianta che cresce in sud America e Africa che ha la particolarità di poter vivere senza piantare radici nel terreno, ricavando il nutrimento dalle sue stesse foglie e dai raggi solari.
Appoggiata sopra dei nuclei di grandi palloni trasparenti ancorati al di sopra del laghetto, la Tillandsia crescerà fino a ricoprire il supporto, risultando così un’enorme ciuffo volante, una nuvola fitomorfa che specchia la propria esistenza mutevole sulle acque del lago.
Irresistibile l’opera del tedesco Tobias Rehberger (1966) che costruisce un complicato quanto bizzarro tiro al “bersaglio-sociale”: da una postazione al centro del parco si può impugnare una pistola di precisione e sparare ( a salve) ad un oggetto ibrido di plastica che scorre su rotaie, risultato della fusione tra il disneyano Bambi e Michael Jackson!
Innocenza e colpa, e soprattutto “colpa” sull’innocenza, la preda diviene simbolo delle violente contraddizioni tra il mondo fanciullo e quello adulto attraverso due icone dell’immaginario collettivo così ambiguamente unite, da cui liberarsi in un solo colpo ben mirato, occasione da non perdere!
Rirkrit Tiravanija (1961 Buenos Aires), con Teahouse sente la necessità di creare uno spazio di aggregazione per la gente, i visitatori in special modo, ispirandosi al rito orientale del tè adattato all’occidentale caffè espresso, da gustare gratuitamente da una macchinetta apposita.
La stravaganza è il contesto in cui si agisce, ovvero un enorme cubo con le pareti specchianti appoggiato al terreno su di un solo spigolo; una scala al centro di un lato permette di entrare in un’accogliente “stanza” di legno, per una pausa in compagnia.
Slacklines del gruppo Cliostraat fondato a Torino nel 1993, è una sorta di vasta ragnatela che circonda il tronco di un grande albero; non c’è effettivamente il pericolo, ma solo il richiamo, di essere divorati dal grosso ragno seminascosto tra i rami, mentre l’installazione invoglia a misurarsi in vario modo con questa serie di reti di corde: con il riposo, con il dialogo rilassato, con la prova atletica del proprio equilibrio.
L’oggetto è in quiete solo apparente, le corde vibrano sotto il nostro peso, è facile cadere, infatti come prede della vita siamo instabili e insicuri, ma qui si rischia solo di perdere al più un quarto d’ora della vita giocando con una passione che raramente ci capita ormai di avere.

Immagine articolo Fucine Mute

Il Teatro dell’Arte, esposizione di capolavori di pittura, scultura e installazioni che arrivano dal Museo Ludwig di Colonia, all’interno della villa trovano un luogo che rende realmente scenografica questa parte altamente rappresentativa dell’arte del Novecento.
La villa diventa un bellissimo palcoscenico e il canovaccio in cui disporre gli atti di questa importante commedia,  atti rappresentati dalle sequenzialità delle sale settecentesche, assistendo allo spettacolo con partecipazione vicina agli attori, che sono tra i più autorevoli e fondamentali artisti del grande secolo scorso.
È una riunione decisamente eterogenea nei nomi e nelle tecniche, atta a stabilire dei punti fermi che siano cardini nella incomparabile “evoluzione” delle immagini del secolo scorso; si incontrano Renato Guttuso con Caffè Greco, 1976, avvicinato al Cafè Deutschland di Jorg Immendorf, un dipinto della serie Cafè Deutschland, che proprio da questo dipinto del siciliano trae origine.
I divertenti Gilbert & Gorge con uno smisurato quadro fatto di fotografia in bianco e nero colorata, divisa in riquadri zeppi di oggetti. Nel profondo, oltre l’ironia animata e policroma, danno vita ad una composizione dal forte carattere simbolista, critica verso la società inglese in cui operano; in Drunk with God, 1983, compaiono persone comuni schierate come soldati, fiori e denaro, sangue ed escrementi, il tutto sotto la protettiva o meglio severa, mano di Dio.
Da un eccellente Francis Bacon ad un altrettanto coinvolgente Jean Tinguely; interessante l’installazione video del 1986 del coreano Nam June Paik, Shigeko’s Buddhas, che pone frontalmente a tre statuette di Buddha tre televisori che trasmettono le azioni di “altre divinità” dello spirito umano del ‘900: Merce Cunningham per la danza, John Cage per la musica e Marcel Duchamp per le immagini.
Antico e moderno si uniscono, religione e arte si comparano come assoluta elevazione spirituale, idoli e artisti si guardano in volto per una mitologia integrata.
Non manca dell’ottima fotografia con lo statunitense William Eggleston, che coglie alcuni frammenti, come dei ritagli asimmetrici essenzialmente di colore fortemente saturo, del sud degli Stati Uniti e dei viaggi che compie per visitare questa zona del paese, come gli scatti qui presenti tratti da Los Alamos Portfolio, compiute per raggiungere il sito nucleare di Los Alamos in Arizona con la tecnica del dry-transfer.
Dall’altra parte del globo, l’ucraino Boris Mikhailov, con le foto di Red Series, compie un viaggio nella società sovietica che è costretta a concordare le azioni della vita comune, di ogni giorno, quali un matrimonio, una manifestazione, il tempo libero, con la presenza dei simboli del potere imposto, non solo su queste azioni “fisiche” ma anche sulle possibilità del pensiero individuale.

Le due esposizioni, tramite la molteplicità dei risultati, indubbiamente danno un contributo sostanziale al vastissimo panorama dell’arte contemporanea, offrendo la possibilità al visitatore di catturare considerazioni critiche particolari, da maneggiare come utilissime chiavi di lettura.

LUNA PARK. Arte Fantastica. Sculture nel parco.
IL TEATRO DELL’ARTE. Capolavori del Museo LudWig di Colonia.

Villa Manin, Passariano-Codroipo (UD)
fino al 6 novembre 2005
www.villamanincontemporanea.it

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