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Fumetto

Alex Alice

Per fare un libro di carta bisogna disegnare su carta

Alex Alice è stato presente a Lucca Comics & Games 2019 come ospite d’onore in un’ottica di gemellaggio con il Festival di Angoulême. Per questo motivo oltre ai vari incontri che lo hanno visto coinvolto ha dato prova del suo lavoro nell’Area Performance il 31 ottobre.
Alice ha avuto un successo immediato grazie a Il Terzo Testamento, scritto a quattro mani insieme allo sceneggiatore Xavier Dorison. Del Terzo Testamento cura anche le sceneggiature del prequel Julius, di cui però realizza gli storyboard per il disegnatore Robin Recht: la sua necessità di controllare il ritmo di un fumetto sarà evidenziata anche nel corso dell’intervista.
Alice non si incasella in una singola categoria ma a seconda del progetto che lo coinvolge è disegnatore, sceneggiatore o autore completo (o più raramente solo illustratore): in quest’ultima veste ha realizzato Siegfried e l’eccezionale Il Castello delle Stelle, con cui ha dimostrato quanto spazio ci fosse ancora per il fumetto per ragazzi in Francia.

Il Terzo TestamentoLuca Lorenzon (LL): domanda obbligata: partiamo da quelle che sono state le sue influenze. A me sembra di vedere parecchio fumetto americano in alcuni suoi lavori, almeno agli inizi.

Alex Alice (AA): Sì, i comics mi hanno influenzato, ma come primi fumetti su cui mi sono formato ci sono i Disney italiani, oltre ovviamente i classici franco-belgi come Tintin, Asterix, ecc.
Quando avevo quindici anni ci fu però una rivoluzione: uscirono Watchmen, il Batman di Frank Miller e Akira. Fu un grande choc estetico.

LL: Qual è il suo rapporto con gli sceneggiatori?

AA: Il Castello delle Stelle l’ho fatto da solo, l’ho scritto e disegnato interamente io. Sono stato fortunato a esordire con Xavier Dorison che era molto organizzato e mi ha un po’ insegnato il mestiere. Tieni presente che Il Terzo Testamento lo abbiamo cosceneggiato insieme, è stata un’esperienza importante per capire come appropriarsi dei tempi della narrazione e come creare il giusto ritmo. Oggi farei molta fatica a disegnare senza dominare il ritmo. È stato importante per me avere qualcun altro con cui discutere degli aspetti della storia e del disegno, quando lavoro da solo mi manca un partner con cui confrontarmi.
A proposito di sceneggiatori, Il Castello delle Stelle avrà uno spin-off che si occuperà di Venere. Ci saranno una nuova epoca, una nuova ambientazione e… anche un nuovo sceneggiatore: Alain Ayroles[1].

LL: E per quel che riguarda le tecniche di disegno, quali usa? Utilizza anche il computer?

AA: Uso tecniche standard, disegno sulla carta e coloro con gli acquerelli. Secondo me per fare un libro di carta bisogna disegnare su carta. Il computer può tornare utile per la documentazione e la progettazione di alcuni particolari come il pianeta Marte e i veicoli spaziali e gli edifici del Castello delle Stelle. Nell’Ottocento ci fu l’equivoco dei canali di Marte che diede origine alla leggenda dei marziani. Grazie al computer io ho potuto prendere delle illustrazioni d’epoca di quella che si credeva essere la geografia di Marte coi suoi “canali” e l’ho sovrapposta a quella corretta che conosciamo oggi e ne ho fatto un modello 3D che ho utilizzato in fase di disegno.
Il fumetto ti permette di fare tanto, dare tante emozioni con pochi mezzi. I fumettisti “barano”, hanno la vita facile perché non essendoci il suono né il movimento l’immaginazione ce la mette il lettore.

LL: Certo che c’è un bello stacco tra il realismo e il dramma de Il Terzo Testamento e del suo spin-off Julius e Il Castello delle Stelle.

AA: Il motivo è che io ho voluto realizzare un fumetto per ragazzi: nel 2009 sono stato al New York Comicon e ho visto che non c’erano bambini ma cosplayer trentenni obesi (di cui faccio parte anch’io, beninteso!), nonostante i supereroi siano indirizzati a un pubblico giovane. Mi sono reso conto che anche in Francia c’era questo rischio, perché all’epoca uscivano quasi solo albi raffinatissimi e costosi, che non potevano attirare un pubblico giovane. In America si sono “salvati” grazie ai film tratti dai supereroi che hanno portato molti lettori giovani, io ho modificato il progetto originario del Castello delle Stelle, senza banalizzarlo, per avvicinare lettori giovani. In Francia il settore dei fumetti per ragazzi languiva: gli editori mi dicevano: “Non c’è pubblico!” ma io rispondevo: “Sì che c’è!”.

Il Castello delle StelleLL: Però a me pare che fumetti jeunesse non manchino in Francia, tutt’altro… i primi che mi vengono in mente sono Les Sisters, o Cedric, poi c’è anche Titeuf… forse lei intende i fumetti d’avventura per ragazzi?

AA: Sì, la mia ispirazione è Jules Verne: intendevo proprio la grande avventura per ragazzi. E con lo steampunk è più facile da fare.

LL: Una domanda tecnica: lei ha detto di usare gli acquerelli per colorare le tavole, ma lo fa en couleur directe, direttamente sulle tavole originali, oppure come si usava una volta colora delle fotocopie su carta speciale?

AA: Couleur directe, come un vero uomo! Eh, già, perché così non si può sbagliare… Ma confesso che se mi capita di rovinare una vignetta o un particolare non rifaccio tutta la tavola: mi limito a rifare quella vignetta e poi la metto nella tavola.

 

Note:
[1] Sceneggiatore tra gli altri di Garulfo, De Cape et de Crocs e del volume Nelle Indie perigliose presentato da Rizzoli Lizard proprio in occasione di Lucca 2019.

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