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Scrittura

Lemn Sissay

La libertà nella parola

Lemn SissayPer i primi undici anni della sua vita, Lemn Sissay ha creduto di chiamarsi Norman Mark Greenwood. È solo uno tra i tanti particolari di una vita che ha seguito un percorso tutt’altro che banale.
Nasce a Londra nel 1967 da una madre etiope che, trovatasi in serie difficoltà economiche, decide di darlo in affidamento. L’assistente sociale che se ne prende cura gli mette il proprio nome, Norman, e lo affida a una famiglia britannica bianca. A undici anni, viene affidato ad un’altra famiglia e comincia ad interrogarsi sulle sue vere origini. Dal compimento della maggiore età, Lemn, che nel frattempo ha scoperto il suo vero nome, intraprende la ricerca per trovare i suoi genitori. Conoscerà la madre naturale solo tre anni più tardi in Gambia, dove lei lavora per le Nazioni Unite. In quello stesso anno viene pubblicata la sua prima raccolta di poesie.

A questa travagliata biografia si contrappone un linguaggio poetico che trova la sua forza nella semplicità, passando dalla protesta sociale alla riflessione interiore con uno stile sempre estremamente diretto. Da qui anche il suo grande successo come performer: dal vivo Sissay scherza e gioca con il pubblico, si interrompe nella lettura per raccontare gli aneddoti che hanno ispirato i suoi testi, coinvolge addirittura in alcuni momenti il pubblico in una partecipazione attiva.
Alla soglia dei quarant’anni, Sissay ha già al suo attivo un curriculum ragguardevole: dal 1988 ad oggi ha pubblicato cinque raccolte di poesia, nel 1998 ha curato un’antologia di poeti di colore contemporanei inglesi, è autore di testi per il teatro e da dieci anni partecipa a programmi della televisione britannica BBC.

Le sue poesie si possono anche ascoltare musicate da artisti di fama (alcuni esempi sono scaricabili liberamente dal suo sito) e, grazie all’originale progetto da lui ideato, Poems As Landmarks, si possono leggere su molte strade ed edifici della sua Manchester. Al Teatro di Monfalcone, nel corso delle prove per il suo spettacolo ad AbsolutePoetry, abbiamo incontrato Lemn Sissay per parlare di un po’ tutti gli aspetti della sua variegata prduzione artistica.

Robin L. Fernandez (RLF): Lemn Sissay, un autore che non lavora solo con la poesia, come nel caso della sua odierna partecipazione a questo festival, ma anche con la televisione, il teatro, con la musica. In particolare, so che hai anche scritto testi per le musiche di altri artisti come Jah Wobble, Leftfield e David Murray.
Che differenza senti fra i lavori che scrivi per essere messi in musica e quelli che definiremmo di forma poetica più tradizionale?

Lemn Sissay (LS): Penso che quando si scrivono testi che saranno messi in musica bisogna lasciare dello spazio affinchè la musica possa interpretare le parole e queste possano allo stesso tempo giocare con la musica.

RLF: Quandoscrivi per il teatro troviamo una situazione ben diversa. È rinfrescante per un poeta collaborare con un collettivo, come lo è solitamente un gruppo teatrale?

Lemn Sissay

LS: Come poeta ti esibisci in giro per il mondo costantemente per conto tuo; anche la scrittura si consuma quando si è da soli.
Quando lavori nel teatro sei parte di un team e ci sono molti scrittori: c’è la persona che scrive le luci, c’è quella che scrive la recitazione, c’è il regista che scrive la regia. Io scrivo le parole ed è fantastico far parte della squadra! È un lavoro di gruppo, ognuno pensa di essere il più importante ma in realtà è un processo collettivo dove ciascuno deve lottare per avere il suo angolino di spazio.

RLF: Quindi non ti succede mai di avere la sensazione che i lavori da te scritti vengano traditi dalle altre persone coinvolte, come gli attori o il regista?

LS: No, non ho mai questa sensazione. Ci sono alcuni scrittori che hanno bisogno di mantenere la loro presa sulla regia e controllare il processo teatrale. Io questo non lo faccio, lascio che la mia scrittura se ne vada in libertà.
In secondo luogo, non penso di essere abbastanza importante! Ci sono scrittori che dicono “Si deve fare per forza in questo modo”, io non penso di essere arrivato a quel punto nella mia carriera di drammaturgo…

RLF: Considerando che le tue opere per il teatro risultano il prodotto di un lavoro di gruppo, la tua produzione poetica si nutre più della presenza di altre persone o di te stesso e della tua solitudine?

LS: In realtà non mi sento mai da solo quando scrivo poesia e quando scrivo per il teatro perché lo scrivere mi sta comunque vicino come fosse una famiglia. Per questo, come poeta, sento decisamente di far parte della gente, non sento alcuna separazione, sono molto in sintonia.
C’è tutta una concezione secondo la quale i poeti rappresentano in qualche modo la diversità ma in realtà non si è da soli.
La gente pensa che un muratore o un pompiere o un architetto siano persone che lavorano con gli altri. Anche gli artisti lavorano con la gente. Che sia in un teatro, per la strada o altrove, noi apparteniamo alla gente.

RLF: Mi piace molto questo concetto anche perché ho letto del progetto Poems As Landmarks, dove si presume appunto un’integrazione tra la poesia e territorio, e mi piacerebbe che ci spiegassi le idee che ci stanno dietro.

Lemn SissayLS: Sto cercando di dichiarare che la poesia ci sta attorno costantemente. Per i compleanni, per Natale, per San Valentino: torniamo alla poesia nei momenti più importanti delle nostre vite. Se vai in un cimitero vedrai poesie inscritte sulle lapidi: l’ultima traccia che qualcuno lascia è una forma di poesia. Dunque Poems As Landmarks è, in realtà, un’estensione di qualcosa che già facciamo. Molti di noi fanno finta che non ci piaccia la poesia o di non essere persone ‘da poesia’. Eppure ascoltiamo i testi di canzoni, le pubblicità alla televisione…

RLF: Dai comunque importanza predominante alla parola?

LS: Sì, assolutamente. Il progetto dà alle parole il rispetto che si meritano, inserendole nel nostro ambiente proprio come per la scultura e l’arte.

RLF: Valorizzando allo stesso tempo l’ambiente stesso

LS: Esattamente.

RLF: Ho letto qualche intervista e anche qualche articolo dove citi Bob Marley come influenza importante nel tuo mestiere. Mi incuriosiva sapere in che modo ciò si rifletta nella tua produzione.

LS: Questo è vero ma non ho davvero idea del perché sia così. So solo che Bob Marley faceva uso di metafore per descrivere le cose: “se tu sei un grande albero, io sono una piccola accetta” è una metafora. È da lì che ha influito su di me.

RLF: Quindi chi o cosa influisce davvero sulla tua opera scritta?

LS: Non ne ho idea. Mi influenzano molte cose quotidianamente. Non riesco a definire quale sia la fonte. Semplicemente non ci riesco.

RLF: Trai ispirazione dalla tua vita quotidiana?

LS: È possibile. Vorrei poterlo sapere, mi piacerebbe poter trovare il punto esatto da cui proviene la mia ispirazione ma non posso. So solo che spero succeda ogni singolo giorno!

RLF: Cosa ci puoi dire dell’esibizione che farai stasera?

LS: Leggerò le mie poesie, dai miei libri. È molto semplice. Ed è nella semplicità che sta la bellezza.

Lemn Sissay

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