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Scrittura

Julie Orringer, Quando ho imparato a respirare sott’acqua



Copertina de Quando ho imparato a respirare sott'acqua

Titolo: Quando ho imparato a respirare sott’acqua
Autore: Julie Orringer
Traduzione: Stefano Bortolussi
Titolo originale: How to breathe underwater
Anno di pubblicazione: 2004
Editore: Frassinelli, Milano
Collana: Narrativa
Pagine: 256
Prezzo: 15,00 Euro
ISBN: 978887684792

Delitto e castigo. È questo lo schema di comportamento che vige tra me e mio fratello Sage. Abbiamo creato un sistema giuridico silenzioso e privato di cui lui è giudice, giuria, carceriere e boia. Il nostro sistema non ha controlli né equilibri, e ammette punizioni multiple per lo stesso crimine.


Olivia trotterella accanto a lei cercando di stare al passo, la lontra nascosta sotto la giacchetta. Continua a voltarsi in direzione del negozio come se qualcuno potesse ancora rincorrerle. Tessa sa che dovrebbe preoccuparsi di quello che la nipote dirà a sua madre e di ciò che Gayle crederà. Ma quasi vuole che Olivia lo dica a sua madre. è una bella sensazione sapere di averle fatto fare qualcosa per cui i genitori la punirebbero. Non è giusto, Tessa lo sa. Non è così che ci si prende cura di una bambina di sei anni.


Mi immagino seduta con Aida, quando lei sarà vecchia e io famosa. Mi guarderà come se stessi occupando troppo spazio, e io avrò voglia di buttarla nell’Arno. Ma forse, a quel punto, ci ameremo con meno ferocia. Forse le lame del nostro odio reciproco si saranno smussate, e avremo già detto le cose che devono essere dette.


Nove storie d’infanzia e adolescenza, di sofferenza, di cambiamento e di piccoli grandi segreti. Ma soprattutto nove storie di donne, o di chi donna si accinge diventarlo. Bambine o adulte che siano, voci narranti e protagoniste sono infatti tutte al femminile, portatrici ognuna a modo proprio di differenti momenti, vissuti e sensibilità.


Julie Orringer si spinge addentro a insicurezze, disagi, prime esperienze giovanili; con naturalezza riesce a ricostruire un mondo di segreti e cattiverie infantili, così come a destreggiarsi attraverso i difficili equilibri e le scoperte della pubertà, a restituirci la cocente freschezza delle prime delusioni e dei primi amori.


Orringer


Le sue piccole donne agiscono limpide, quasi eroiche, ma solo sotto agli occhi del lettore, come a svelargli in forma esclusiva un’affascinante intimità, interdetta al resto del mondo, in particolare a quello adulto e all’ufficialità. Crescono per conto loro, per scontro con la vita, ed è difficile per chi legge reprimere l’istinto naturale di proteggerle, di rassicurarle, di sostenerle nella loro battaglia.


L’autrice riesce a dar vita a dei ritratti intensi, ricchi, emotivi, a momenti cosparsi di quella patina epica che solo i protagonisti di alcuni grandi romanzi di formazione sanno avere. Risulta difficile non pensare, ad esempio, a un modello come Salinger dietro a queste pagine, di suoi echi letteralmente intrise.


Ricalca dunque piste sicure il buon esordio della Orringer, senza però togliere all’autrice i suoi meriti. Ossia la capacità di descrivere i suoi soggetti in maniera estremamente compiuta ed efficace, con acume e profondità. E di entrare subito nel vivo di una storia, trascinando di peso chi legge dentro alla dimensione vibrante del racconto, ammaliandolo con personaggi luminosi, umanissimi, senza ipocrisie.


Sullo sfondo di un’America anni Novanta che si snoda dalla California al Michingan e dalla Florida a New Orleans, la scrittrice affronta coraggiosamente temi difficili come il disagio (vissuto da un’adolescente emarginata dai coetanei in Appunti a se stessa in prima media), la dipendenza (da piscofarmaci della quale è vittima Tessa, la protagonista di Prendersi Cura), la malattia (Quello che teniamo), il dogma (che costituisce la cornice interpretativa de La via più facile è piana di sassi) o il razzismo (attraverso un episodio ricordato con vergogna dalla protagonista L. in Stazioni della via Crucis).


Sono storie in bilico tra tragedia e quotidianità, che sfiorano rovinose cadute e si trasformano, invece, in momenti di maturazione. Storie in continua evoluzione, magnificamente indefinite, così come si conviene alle stagioni acerbe della vita.
Storie di bellissime solidarietà al femminile, tra madri e figlie, tra amiche e sorelle, così come tra perfette sconosciute; modelli in controtendenza rispetto ad una visione stereotipata di un mondo rosa a tinte acide, pieno di invidia, gelosie e rivalità. L’autrice ci racconta storie costruttive e armoniche, di rapporti nutriti da complicità, di amore e di compassione. Ma soprattutto lo fa senza cadere nella banalità o nei facili buonismi, riuscendo a rimanere fedele a quelle oscure contraddizioni che spesso caratterizzano l’autenticità.


Orringer


“Sa che si sta avvicinando a un nuovo genere di verità, a una vera scoperta, a un tipo di consapevolezza che Gayle non avrà mai” pensa di sé Tessa, alle prese con una situazione dolorosa e di difficile confronto con la sorella Gayle, dall’esistenza apparentemente perfetta e lineare. E sembra di cogliere una personale riflessione di chi scrive, consolatoria e incoraggiante, che esula dall’intreccio: ‘per essere veri e consapevoli bisogna soffrire, andare a fondo, e ci vuole tempo’.


L’approfondita esplorazione analitica di fatti e pensieri, resa in prima persona o utilizzando il discorso indiretto come flusso di coscienza – un’esplorazione a volte anche sin troppo consapevole rispetto a quanto potrebbero fare le reali e inesperte protagoniste – non toglie al lettore una convincente impressione di realtà, senza filtri. È il frutto di una scrittura semplice e assieme ricercata, straordinariamente evocativa, in grado di amplificare gli echi di un istante o di centrare in poche righe il cuore di una vita intera, una scrittura che ha il pregio di afferrare le sfumature più complesse con una vividezza implacabile.


Il libro è del 2003, è uscito dopo che l’autrice ha scritto e riscritto le sue pagine, rielaborando decine di volte ogni singola frase. Come se si fosse immersa e re-immersa più volte nella sua scrittura, come se il libro raccontasse infondo la sua stessa storia, il suo tentativo di riuscire a respirare sott’acqua.


E se, come abbiamo visto, per molti versi l’obiettivo è stato raggiunto, attendiamo di vedere espresse le potenzialità della Orringer in un’opera matura e compiuta. Ci auguriamo che questo silenzio, che dura ormai da cinque anni, non nasconda la paura di deludere dopo un tanto acclamato esordio ma corrisponda, magari, ad un giusto periodo di decantazione.


Orringer con Hornby

Julie Orringer è cresciuta tra New Orleans e Ann Harbor, nel Michigan. Si è laureata in Scrittura creativa alla Cornell University. Alcuni suoi racconti sono apparsi su riviste e antologie prestigiose, tra le quali il New Yorker e Zoetrope. Ha trent’anni e vive con il marito, scrittore a sua volta, a San Francisco.


Cenni biografici tratti dal sito dell’Einaudi.

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